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La Cattedrale

Il maggior tempio di Siracusa si trova nel punto più alto dell’antica città, in quello che è il centro storico Ortigia ed è un gioiello unico al mondo in quanto testimonianza di millenni di storia. La sua caratteristica fondamentale è quella di essere stato edificato, inglobando l’antico tempio greco dedicato alla dea Athena. Il tempio fu costruito da Gelone, nel 480 a.C. , per celebrare la vittoria di Siracusa contro Cartagine e da quel momento è sempre stato un simbolo della città di Siracusa. Con il passare dei secoli fu trasformato in Basilica bizantina, poi in moschea e riprese a splendere nel periodo normanno, quando si ergeva maestoso completo anche delle torri campanarie, sul modello del Duomo di Cefalù. Purtroppo con il disastroso sisma del 9 e 11 gennaio 1693, l’antico tempio normanno cadde in rovina e con la successiva ricostruzione, si decise di realizzare la nuova facciata con lo stile dell’epoca, il Barocco.

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La Cappella

La Cappella di S. Lucia è un gioiello del Settecento che custodisce al suo interno la grande nicchia dalle porte in bronzo, risalenti al 1605 e realizzate dal siracusano Pietro Spagnuolo, ove si conserva durante l’anno il Simulacro argenteo di S. Lucia. La Cappella è tutta decorata di preziosi marmi che rivestono le pareti mentre nella cupola, agli inizi del Novecento, l’Albertella dipingeva la gloria di Santa Lucia.

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La Basilica

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Situata nel quartiere della Borgata,insieme al monastero, da secoli alle cure dei Frati Minori Francescani, la chiesa di S. Lucia extra moenia, sorge sul luogo ove la Santa subì il martirio il 13 dicembre del 304. La chiesa, come si presenta oggi, chiude un lato dell’omonima piazza S. Lucia, mentre un tempo per giungervi era necessario attraversare le campagne fuori della città compiendo in condizioni meno agevoli, il percorso che ancora oggi segue la processione che conduce l’argenteo Simulacro della Santa, dalla Cattedrale fino alla sua Basilica, il 13 dicembre. La Basilica di S. Lucia ha sicuramente origini bizantine, così come dimostrano alcune pitture rinvenute durante i lavori di ripristino delle catacombe sottostanti che, a dire dell’ Orsi, sono databili sicuramente al III secolo ma le forme in cui oggi si presenta, sono riferite al periodo normanno.

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Il Sepolcro

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Uno dei luoghi più cari alla memoria dei Siracusani, riguardo al culto ed alla venerazione della Vergine e Martire Lucia, è senza dubbio il Tempietto ottagonale del Sepolcro che è situato a pochi metri dalla Basilica di S. Lucia extra moenia, a circa cinque metri sotto il livello della piazza, a cui si accede tramite una grande scalinata bilaterale. L’opera architettonica è opera dell’architetto Giovanni Vermexio che la costruì nel 1629 in sostituzione di un’antica chiesa più piccola intitolata a S. Agata. Il tempio ottagonale del Sepolcro della Santa, custodisce al suo interno, nella parete frontale ai due ingressi, l’incavo in cui la tradizione vuole che sia stato deposto il corpo della Santa dopo che ebbe subito il martirio.

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La Badia
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La Chiesa di S. Lucia alla Badia che scenograficamente chiude Piazza Duomo a mezzogiorno con la sua facciata, è un tipico esempio della geniale inventiva che accompagnò la ricostruzione di Siracusa dopo il sisma del 1693. La riedificazione della Chiesa e del convento fu decisa subito dopo il terremoto e i lavori andarono dal 1695 al 1703. Quasi a voler sottolineare la voglia di vita e di ritorno alla normalità, le monache di S. Lucia vollero che la Chiesa non solo risorgesse più ampia di prima ma che avesse un posto suo nella piazza che rappresentava il centro civile della città.

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Le Edicole Votive

ll pensiero del viandante per le strade di Ortigia si sofferma spesso sugli aspetti più evidenti del suo splendore e delle sue testimonianze d’arte. Palazzi nobiliari e chiese di epoche diverse, si incrociano facilmente nel dedalo di vie e vicoli che costituiscono il centro storico più antico di Siracusa. Troviamo palazzi medievali, alcuni dei quali in bella posa, pronti per essere ammirati dagli sguardi dei turisti; molti di questi edifici contengono ancora la loro anima del XIII e XIV secolo pur essendo stati rivestiti, nel corso dei secoli, dai vari gusti di epoche che hanno segnato in modo indelebile la fisionomia di moltissime città italiane. A questo si aggiunge il triste evento del terremoto del 1693 che causò ingenti danni in tutto il Val di Noto, motivo per il quale la gran parte delle località colpite furono interamente ricostruite.

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